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Quanto è cristiano l’antisemitismo cristiano?

Di Olivier Melnick

C’è un’accusa ricorrente, specialmente all’interno dei circoli ebraici, nei confronti del Nuovo Testamento che è definito antisemita. La giustificazione per una tale accusa si trova in 2.000 anni di storia ebraica che è stata costellata da miriadi di atti antisemiti, molti dei quali apparentemente radicati nel cristianesimo e nei suoi insegnamenti. Quindi, la domanda da porsi è: quanto è cristiano l’antisemitismo cristiano? E poi, il Nuovo Testamento è antisemita?

È davvero un peccato che la nostra Bibbia sia stata divisa in due parti. Le cose sarebbero molto più semplici se guardassimo a tutto il consiglio di Dio dalla Genesi all’Apocalisse. Ma, separati da ciò che è conosciuto come ‘i 400 anni di silenzio’, abbiamo le Scritture ebraiche (scritte in ebraico ed aramaico) e le Scritture greche (scritte in greco).

Inizia così la voragine tra i due. Le parole ed i concetti non sono completamente trasferibili dall’ebraico al greco, e le due diverse culture hanno aggiunto ulteriori sfide al messaggio di Dio attraverso i secoli.

Nessuno può negare che la venuta di Yeshua abbia cambiato tutto. La leadership ebraica dei suoi giorni si sentiva minacciata, intimidita e a volte umiliata. I guardiani della legge mosaica furono sfidati da qualcuno che era venuto per adempiere la legge e che non aveva mai infranto nessuno dei comandamenti lì contenuti. Oltre a questo, anche se la prima volta venne per i suoi secondo la carne, Egli includeva i gentili. Non passò molto tempo prima che i gentili, che prima erano stati esclusi, ma che ora sono stati innestati, iniziarono a prendere il controllo ed a forzare lentamente l’erosione delle tradizioni ebraiche all’interno del Cristianesimo. Già nel 325 d.C. al consiglio di Nicea, gran parte dell’ebraicità nel Cristianesimo era scomparsa o si stava diluendo in una fede che non poteva più relazionarsi con le proprie radici.

I primi padri della Chiesa avevano iniziato a deviare da un’interpretazione letterale, storico/grammaticale della Bibbia. Le loro interpretazioni allegoriche lentamente li portarono a vedere Israele come un popolo da demonizzare e che era stato sostituito dalla Chiesa. Le masse non istruite fecero lo stesso e gli ebrei iniziarono a diventare un peso ovunque si trovassero. Fino ad arrivare all’Olocausto, quando un gruppo di persone tentò di sradicare completamente e sistematicamente l’ebraismo europeo. Gli ebrei erano diventati parassiti, una razza subumana, e, come tale, l’annientamento totale era l’unica soluzione. La Germania nazista lo definì in modo eufemistico ‘la soluzione finale della questione ebraica’. Per il popolo ebraico, tutto o quasi, fu fatto dai cristiani. Ma è così? Un approccio onesto al problema dimostrerebbe il contrario. 

Il Nuovo Testamento è un libro ebraico

Fin dalle prime parole del primo libro del Nuovo Testamento tutto è ebraico, in quanto registra la genealogia del Messia ebraico: Libro della genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide, figlio di Abrahamo. Abrahamo generò Isacco; Isacco generò Giacobbe; Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli (Mt. 1:1-2). I destinatari sono ebrei; gli scrittori sono ebrei. Il contesto è ebraico e gran parte della geografia è ebraica. È un dato di fatto che sia quasi impossibile capire la ricchezza del Nuovo Testamento se non lo si legge nel suo contesto ebraico. La maggior parte dei credenti passa tutta la propria vita leggendo la Bibbia in ‘bianco e nero’, fino a quando non scopre la prospettiva ebraica e la stessa storia, improvvisamente, appare ‘a colori e in HD’.

Il Nuovo Testamento utilizza un linguaggio forte

Come si possono conciliare parole come “Voi siete dal diavolo, che è vostro padre” (Gv. 8:44)? Sono veramente parole molto forti dirette al popolo ebraico. Queste parole accusatorie sono state veramente usate nel Nuovo Testamento per descrivere l’ipocrisia ed il peccato di alcuni dei leader ebrei, contemporanei di Yeshua. Erano parole accurate, ma quello che non è stato compreso, e che ha portato a molti danni, è il fatto che erano abituati a denunciare persone che erano peccatori disobbedienti prima e, solo in secondo luogo, ebrei. La loro etnia non era una colpa. Questo è ciò che noi potremmo chiamare la ‘grande deviazione cristiana’. La chiesa iniziò a collegare i peccati dei primi credenti (ebrei) alla loro ebraicità anche se non erano correlati e, in breve tempo, essere ebreo divenne un crimine. 

Anche l’Antico Testamento usa un linguaggio forte

Perché quando un linguaggio simile è usato per descrivere la disobbedienza di Israele nella Legge e nei Profeti, nessuno, soprattutto nel mondo ebraico, ha problemi? In Deuteronomio 9:7, Mosè chiama il popolo ebraico “ribelle”. È antisemita? In Deuteronomio 9:13, Dio li chiama “popolo dal collo duro” e vuole ucciderli tutti. Dio è antisemita? Sciocchezze! Ezechiele chiama Israele popolo dalla ‘fronte dura e dal cuore ostinato’ (Ez. 3:7). Le descrizioni sono perfettamente in linea con le azioni dei figli di Israele descritte in tutto il Tanach e non sono diverse da quelle del Nuovo Testamento, tranne per il fatto che provengono dalle Scritture ebraiche, prima della prima venuta di Yeshua, e in qualche modo questo li rende accettabili. Siamo di fronte ad un doppio standard qui? 

Gli ebrei non hanno ucciso il Messia

L’accusa più comune contro il popolo ebraico continua ad essere ancora oggi quella di aver commesso un deicidio (l’aver ucciso Dio). Gli ebrei in tutto il mondo continuano ad essere chiamati “assassini di Cristo” da cristiani e non. Due sono i problemi connessi a questa accusa. In primo luogo, anche se alcuni ebrei fossero colpevoli della crocifissione di Yeshua (e non lo sono), non ha senso dipingere tutti gli ebrei del tempo in generale, come colpevoli dello stesso crimine. Secondo la stessa logica, tutti i tedeschi sarebbero nazisti e tutti i musulmani sarebbero terroristi. Questo è ridicolo! Ma, cosa ancora più importante, Yeshua ha dato la sua vita in obbedienza al Padre (Is. 53:10), come si legge in Giovanni 10:17-18: Per questo mi ama il Padre, perché io depongo la mia vita per prenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la depongo da me stesso; io ho il potere di deporla e il potere di prenderla di nuovo; questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio. Quindi, in realtà, tutti noi condividiamo la colpa, senza eccezioni (At. 4:27). 

Il contesto è tutto

Il fatto stesso che molti dei primi cristiani abbiano estrapolato le Scritture dal contesto e le abbiano in gran parte allegorizzate, non fa del Nuovo Testamento stesso un libro antisemita. Lo rende semplicemente mal interpretato ed applicato in modo errato. I cristiani possono essere antisemiti? Penso che la storia parli in modo chiaro su questo punto; sì, possono esserlo! Ma sono antisemiti perché seguono gli insegnamenti di Yeshua di Nazareth? Assolutamente no! Duemila anni di distorsione delle Scritture da parte della Chiesa per accogliere e giustificare un comportamento atroce contro gli ebrei hanno lasciato una macchia di sangue sull’umanità in generale e sulla Chiesa in particolare. Tuttavia,  non è il risultato di alcun insegnamento contenuto nella Bibbia. 

Quindi, è giusto dire che l’antisemitismo cristiano non sia affatto cristiano. Se si prende la Bibbia alla lettera, tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio (Rm. 3:23). “Tutti” significa ebrei e non ebrei, senza eccezioni. L’antisemitismo cristiano è semplicemente l’antisemitismo commesso dai cristiani che leggono la Bibbia in modo improprio e la usano come scusa per ostracizzare e demonizzare il popolo ebraico. I cristiani che dipingono il popolo ebraico come un gruppo subumano sbagliano, così come sbagliano quegli ebrei che dichiarano che tutti i cristiani ed il Nuovo Testamento siano antisemiti. È tempo di mantenere le cose nel proprio contesto e avvicinarsi alla Parola di Dio con umiltà e sincerità.

Questo articolo è uscito per la prima volta su Ariel Magazine – Winter 2019

Tradotto da Martina Pifferi Speciale

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